domenica 7 settembre 2008

SAN TEODORO E SAN LORENZO

ECCO IL TESTO DEL DISCORSO DI SUA ECCELLENZA MONS. ROCCO TALUCCI, ARCIVESCOVO DI BRINDISI

IN OCCASIONE DELLA FESTA DEI SANTI PATRONI.

(sabato 6 settembre 2008)



L’anno scorso, in questa stessa occasione, vi comunicavo la quasi certezza della Visita del Santo Padre. Nella Visita ad limina, infatti, lo stesso Pontefice mi assicurava la sua presenza senza determinarne la data.

Dopo alcuni giorni, uno dei suoi primi collaboratori mi confidava di aver notato nella cartella un appunto personale del Papa che diceva:

«Sì a Brindisi».

Aveva valutato nel suo cuore la reale possibilità del viaggio nel quale avrebbe confermato il cammino spirituale della nostra Chiesa e incoraggiato con forte speranza lo sviluppo sociale della nostra città e di questo territorio, con una particolare consegna veramente paterna ai nostri giovani. Nella vigilia di Natale ho avuto la gioia di darvi l’annuncio ufficiale: Benedetto XVI sarebbe stato con noi nei giorni 14/15 giugno.

Oggi, sullo stesso palco, e in questo luogo, registriamo e condividiamo la gioia della visita avvenuta, un evento che ormai appartiene alla storia di questa Chiesa e di questa città.

L’attesa,

fortemente avvertita da tutti,

è diventata per tutti gioia e responsabilità, ricchezza e speranza, cammino nuovo per essere cittadini aperti al rispetto, alla collaborazione e allo sviluppo per amare e servire il nostro territorio, e per essere cristiani con una fede più profonda, una speranza più larga, una carità più vera capace di coniugare una giustizia che predispone alla fraternità o una appartenenza fraterna fondata nella giustizia, nel nome di un Dio che è Padre di tutti, anche di quelli che non si riconoscono ancora figli, di un Dio senza il quale non c’è speranza, quella speranza che è Parola fatta carne che ci fa superare il dolore e la morte, una speranza che sa garantirci anche quello che, pur desiderato, non possiamo raggiungere con le nostre forze, una speranza che non è solo dei cristiani ma di tutti gli uomini e di ogni uomo, al di là delle classi o condizioni sociali, al di là delle differenze derivanti dalla natura o imposte dalla politica degli uomini.


Nello stesso giorno il Santo Padre, accolto in via Spalato, ha detto di essere contento;

in Via del Mare ha gioito con tanti fanciulli;

sul lungomare ha visto il «bel porto» e ha ammirato la scalinata virgiliana.

Al sentire delle colonne romane, conclusione della Via Appia, ha fatto riferimento all’ipotesi del passaggio di san Pietro verso Roma;

in piazza Lenio Flacco ha provato l’affettuoso calore dei nostri giovani che ha definito molto creativi, e

ha apprezzato il discorso del nostro Sindaco,

e in quell’inedito abbraccio ha abbracciato la nostra città ed ogni cittadino.

All’indomani, nel silenzio della Cappella episcopale, ha salutato le monache di clausura che han fatto di Dio lo scopo della loro vita per la salvezza del mondo;

ha attraversato poi tante nostre strade;

ha presieduto l’Eucaristia nel piazzale sant’Apollinare additando con parole costruttive il nostro porto, aperto al Mediterraneo, nel segno dell’accoglienza e della sensibilità umanitaria, e parole incoraggianti sulla nostra Chiesa in ordine alla comunione che ci fa fratelli e alla missione che ci fa testimoni.

All’Angelus ha aperto la nostra città al mondo intero facendoci respirare un’aria di universalità che deve far cadere l’aridità di tante fazioni, le pretese di interessi privati, per far scoprire o risorgere la bontà di tanti talenti nascosti per mettersi a servizio della comunità, per guardare o prevedere orizzonti più aperti e più degni di esser raggiunti.

«Dipende da voi e dal vostro cuore far sì che il progresso si tramuti in bene maggiore per tutti.

E la via del bene, voi lo sapete, si chiama Amore».

Ha pregato nella nostra Cattedrale ristrutturata,

ha venerato le reliquie dei Santi Patroni, «la cui presenza – ha detto – è viva nel cuore della gente».

E concludeva: «Veglino su di voi per irrigare questa terra con l’acqua viva della Parola di Dio». «La reliquia di san Teodoro d’Amasea che dona la vita per Cristo è la predica più efficace.

San Lorenzo, figlio di questa città, divenuto apostolo di pace in una Europa lacerata da guerre e discordie ottenga il dono di una autentica fraternità».

Ha parlato dalla cattedra di s. Leucio ratificando la piena comunione tra il Vescovo di Brindisi e il Vescovo di Roma,

ha incoraggiato i nostri Sacerdoti, i Diaconi e i giovani Seminaristi.

Passando davanti al Seminario ha letto la intitolazione alla sua persona, esclamando: «Che bel Seminario!», al centro della Diocesi, al centro della città.

Salendo sull’aereo, dopo aver salutato le Autorità e tutte le forze dell’ordine, i dirigenti ONU e quelli dei servizi umanitari, è stato lui a ringraziare noi.

Bello il saluto ai nostri ammalati, ai detenuti e ai disabili che gli hanno affidato le loro sofferenze, incoraggianti le parole rivolte ai fratelli cristiani non cattolici per rinvigorire il cammino ecumenico.

Forte è stato l’impulso al nostro Sinodo, per il quale, nei giorni scorsi, abbiamo celebrato una grande assemblea residenziale nei pressi di Roma.

Gradito lo scambio di doni che noi conserviamo nel Museo diocesano e Lui nel palazzo apostolico. La carità della nostra gente offerta al suo cuore, il Santo Padre l’ha destinata ai cristiani del Medio Oriente.

Questo evento è luce per la nostra storia.


Grazie, città e chiesa di Brindisi.

Grazie, Autorità e Istituzioni parlamentari, regionali, provinciali, comunali e portuali.

Grazie, Prefettura e forze dell’Ordine.Grazie, comitato d’onore e comitato organizzativo.

Grazie, benefattori, pubblici e privati, e operatori del Volontariato.

Grazie, giovani capaci di cose meravigliose.

Colgo qui l’occasione per salutare a nome di tutti il nuovo Prefetto, S. E. il dott. Domenico Cuttaia, il nuovo Questore, nella persona del dott. Vincenzo Carella, augurando a loro la gioia e la responsabilità del servizio.


Quello che è avvenuto nei giorni della Visita di Benedetto XVI è il frutto di una grande sinergia, è il segno della forza di un ideale, è la verifica delle nostre potenzialità, è la cifra del nostro riscatto, è la capacità di una unità al di là delle diversità.


Le diversità politiche, economiche, industriali, sindacali e culturali hanno tutte, e devono avere, la città e il territorio come obiettivo verso cui guardare, per uno sviluppo unitario e per il bene comune.

Guardando ai nostri Santi Patroni, rischiarati dalla loro luminosa testimonianza di vita, esortiamoci a continuare, a tradurre in progetti gli auspici e le aspirazioni vissute in quei giorni. Prepariamo,

con lealtà e libertà,

i tempi nuovi per la città e per il territorio,

dopo essere stati accarezzati dalla provvidenza di Dio e dalla sensibilità della Chiesa.


La nostra ragione e la nostra intelligenza sono capaci di orientarci al bene comune, e la luce della fede sostenga i punti deboli e proietti in avanti i nostri sforzi per guardare con speranza ai tempi nuovi che esigono uomini nuovi nello spirito e nel lavoro.

Tutto ciò che le Istituzioni vorranno prevedere per valorizzare il messaggio del Santo Padre sarà sostenuto dalla nostra Chiesa. Noi vogliamo portare a compimento le tracce che il Papa ci ha indicato.

E a ricordo vogliamo preparare, con la partecipazione la più larga dei cittadini, una visita a Roma per ricambiare la visita ricevuta e testimoniargli il nostro grazie, il nostro impegno e il nostro affetto.Gli auspici che ci vengono più spontanei a ricordo del Papa sono la definizione del Centro di accoglienza stabile degli immigrati ad opera delle Istituzioni; lo sviluppo del Seminario come centro vocazionale e culturale in seno alla città; lo svolgimento del Sinodo diocesano destinato a ridarci una immagine di Chiesa «viva e vivace», motivo di speranza per il territorio,


e infine la rinascita della città nello sviluppo delle possibilità lavorative, nel rispetto ambientale per la salvaguardia del creato, nella socializzazione di una industria aperta alla città, nell’affermazione dell’università possibile a tutti e con sbocchi lavorativi, nel rafforzamento della legalità, nella ripresa educativa delle nostre scuole, perché tutti i cittadini, ma in particolare i giovani, così esposti a rischi che danneggiano la vita e a banali rischi di morte nelle nostre strade, possano vivere e crescere nella nostra città

con speranze vere

e con un avvenire sicuro.


+ Rocco Talucci

Arcivescovo di Brindisi-Ostuni

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